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La professoressa


di poeta57
30.12.2025    |    3.613    |    3 9.3
"Poi quando eravamo tutti e tre belli carichi e tesi dal petting profondo dato e ricevuto con le due assistenti, lei fece loro un cenno e quelle due sparirono e rimanemmo tutti e tre a disposizione..."
Eravamo colleghi. Lei era la titolare della cattedra di Sociologia presso una importante università cattolica. Io ero un associato nella stessa università. Ci eravamo conosciuti ad un convegno e avevamo stretto amicizia. Professionale innanzi tutto, ma anche umana.
Avevamo più o meno la stessa età. Lei era single. Io sposato, ma con una relazione difficile, stancante, dolorosa.
Siamo usciti qualche volta, ma soprattutto ci si vedeva in facoltà per riunioni e coordinamenti tra istituti.
Solo una volta eravamo andati vicini ad un approccio sensuale, ma dopo qualche avances mi ero ritirato. Non che non fosse bella, ma era pur sempre una collega e non volevo che in università girassero voci sulla mia professionalità. Lei era di ruolo. Io no. Non so se mi spiego.
Fatto sta che il giorno dopo lei mi ringraziò e su complimentò per la saldezza del mio carattere. Non avevo ceduto alla tentazione e questo lei lo apprezzava davvero. Così disse e io ci credetti. Titolare di cattedra in una università cattolica: giusto così, pensai.
Per questo rimasi un poco spiazzato quando tempo dopo lei mi chiese se non avevo amici fidati da presentarle. Ovviamente risposi di sì, ma in cuor mio quella richiesta mi suonò strana.
"Fidati quanto?" Fu la sua domanda.
"A prova di bomba " risposi.
"Fidati e saldi quanto te?" Mi incalzò.
"Di più "
Era vero. I miei amici Carlo e Mario erano fratelli per me ed io per loro. Ciascuno di noi sapeva cose degli altri che se le nostre mogli le avessero sapute, altro che matrimonio in aria! Per noi eravamo delle tombe.
Lei se ne convinse e ci invitò tutti e tre ad una cena a casa sua.
Quando arrivammo trovammo la professoressa e due sue giovani assistenti. Carine, tutte e tre molto carine.
La cena si svolse in maniera tranquilla. Forse un pò troppo alcool, ma niente di che.
Poi dopo cena ad un certo punto le tre sparirono e ci lasciarono soli per un bel pezzo.
Devo dire che tra noi tre iniziò come dire un dibattito su chi nel caso si dovesse fare chi. Io cercavo di tenerli calmi, ma i miei due amici mi davano del pirla che non capisce un cazzo.
"Ci hanno invitato in tre contro tre solo per bere una tisana e parlare del tempo, secondo te?" In effetti.
Dopo una attesa che mi parve infinita, la porta si apri ed entrarono loro tre mezze nude in costumi orientali. Dissero che erano le nostre odalische e che avrebbero ballato per noi, cosa che infatti iniziarono a fare, roteando i fianchi e agitando i seni in una specie di danza del ventre appassionata, ma approssimativa.
Il primo a muoversi fu Carlo che quando una delle assistenti gli fu vicina, troppo vicina, lui la afferrò per un polso e la attirrò a sè, baciandola. Le altre due si misero a ridere come due oche, al che anche Mario si mosse sull'altra assistente senza trovare resistenze e a quel punto a me toccò fare lo stesso con la professoressa, che in un sussurro mi disse: "ce ne è voluto, timidone!"
Fini che la prof ci ordinava cosa dovessimo fare e lei, tiratasi fuori, assisteva seduta nuda in una poltroncina.
Poi quando eravamo tutti e tre belli carichi e tesi dal petting profondo dato e ricevuto con le due assistenti, lei fece loro un cenno e quelle due sparirono e rimanemmo tutti e tre a disposizione della professoressa, che con un nuovo cenno ci invitò a prenderla come più ci piaceva.
Non avete idea di cosa facemmo.
Finì che noi ci rialzammo lasciandola nuda, coperta solo dal nostro seme, boccheggiante, con gli occhi stralunati, ma felici e soddisfatti, a braccia e gambe aperte. Il profumo della sua passera riempiva completamente la stanza. Un odore peso, pesante, un misto tra sudore, sperma e stupendi umori femminili.
La salutammo. Lei non rispose.
Delle due assistenti nessuna traccia.
Il giorno dopo in università, il pomeriggio, lei mi guardò severa portandosi l'indice alle labbra.
Io risposi con un cenno del viso.
Non successe più.
Avrà cambiato compagnie.
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